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​​Territorio

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ETNA

Patrimonio Naturale Mondiale dell'UNESCO


L'etna è uno dei più attivi vulcani iconici del mondo e uno straordinario esempi di processi geologici continui e formazioni vulcaniche. 

Lo strato vulcanico è caratterizzato dalla quasi continua attivitàeruttiva dai crateri del suo vertice e abbastanza frequenti eruzioni e colate laviche dai crateri e fessure sui suoi fianchi.

Questa eccezionale attività vulcanica è stata documentata da esseri umani per almeno 2700 anni ed è una delle più lunghe registrazioni documentate al mondo di vulcanismo storico.

Il vario e accessibile assemblaggio di caratteristiche vulcaniche come la vetta dei crateri, i coni di cenere, le colate di lava, le grotte laviche e la depressione della Valle del Bove hanno reso il Monte ETNA una destinazione privilegiata per la ricerca e l'educazione.

Oggi l'Etna è uno dei vulcani del mondo meglio studiati e monitorati e continua a influenzare la vulcanologia, la geofisica e altre discipline di scienze della terra. 

La notorietà, l'importanza scientifica e culturale e il valore educativo sono di importanza globale.  


VIGNETI

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Le vigne si trovano in uno dei posti più belli del parco dell’Etna, una zona punteggiata da ripidi conetti eruttivi spenti che guardano direttamente il mare.


Siamo sul versante Sud-Est dell’Etna, a circa 12 km da Catania, nel comune di Trecastagni,

in località Monte Ilice e Carpene, ad un’altitudine che varia tra i 700 e i 900 mt.


Un particolarissimo microclima, unico per l’elevato gradiente termico giorno - notte

(nel periodo primaverile-estivo ha escursioni termiche fino a 30°) e per il terreno vulcanico sabbioso, particolarmente drenante e ricchissimo di minerali a reazione subacida.


Siamo fuori dall’ordinario, viticoltura eroica, rese bassissime, altissimi costi di lavorazione, ma con un prodotto prezioso.


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MONTE ILICE


Il monte Ilice è un cono vulcanico inattivo, un cratere avventizio posto sul versante sud-orientale dell'Etna, compreso nel territorio dei comuni di Trecastagni, Viagrande e Zafferana Etnea (CT).

Si eleva fino ad una altezza di 908 m s.l.m. e presenta, nella parte sommitale, una depressione centrale, residuata dall'antica attività vulcanica del cratere.

Secondo alcuni antichi scritti, il cono eruttivo si sarebbe formato a seguito dell'attività vulcanica iniziata intorno al 1030 d.C., dalla quale fuoriuscì una colata lavica che percorse circa dieci chilometri, per riversarsi infine in mare nei pressi di Pozzillo circa.

Il suo nome deriva dal leccio (Quercus Ilex), che abbonda nel territorio del monte.

Il rilievo è compreso all'interno del Parco regionale dell'Etna, e precisamente nella zona B e, lungo il suo dorso esposto a levante e con una pendenza che raggiunge il 40%, sorgono i vigneti di Cantine di Nessuno, ove si raccoglie nerello mascalese e mantellato, carricante e catarratto.

Il versante orientale è prevalentemente coltivato a vigne e frutteti, mentre quello occidentale è caratterizzato dalla presenza di boschi di leccio e di castagno.

Ai piedi del monte si trovano l'abitato di Fleri, frazione di Zafferana Etnea (CT) e la contrada Poggiofelice (già Malopasso).




« Tu non sei mai stata a Monte Ilice [...]. Bisognava venire qui in campagna, fra i monti, ove per andare all'abitazione più vicina bisogna correre per le vigne, saltar fossati, scavalcar muricciuoli, ove non si ode né rumor di carrozze, né suon di campane, né voci di estranei, di gente indifferente. Questa è campagna! »


G. Verga - Storia di una capinera

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CARPENEINGRESSO

CONTRADA CARPENE


Alle spalle del dorso di Monte Ilice rivolto a sud e confinante con Monte Gorna, altro conetto vulcanico con la naturale funzione di gronda ("gorna"), si trova contrada Carpene dove l'Azienda nel piccolo palmento ospita le degustazioni e coltiva un vigneto di Nerello mascalese e nerello cappuccio (o mantellato) e, in parte carricante, catarratto e minnella.  


Siamo a quota 750 - 800 mslm alle spalle del Monte Ilice, con un folto bosco in sommità, dove la sorge una casetta rurale che la storia dice essere quella dove si rifugiò la famiglia di Maria, protagonista di Storia di una capinera di Giovanni Verga, per sfuggire all'epidemia di colera che colpì Catania nell'estate del 1854.